Autore: admin

Negli ultimi anni gli italiani hanno mostrato il proprio amore per la birra. Sono sicuramente cambiate le abitudini di consumo, ma al tempo stesso si è fortificata la presenza di birre sulle tavole degli italiani. Per molti il vino è considerato troppo impegnativo, mentre una birra fresca è sinonimo di convivialità, di unione. E proprio per questo motivo sempre più aziende hanno scelto di regalare un po’ di sana socialità da gustarsi anche all’interno delle mura domestiche! Ma che tipo di birra amano in particolare gli italiani? Domina sovrana la Doppio Malto, ma a sorpresa hanno letteralmente rubato la scena le birre artigianali.

 

Il boom delle birre artigianali

Il mercato delle birre artigianali è abbastanza nuovo in Italia, anche se negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom al quale è seguita una grande crescita. Sono nate diverse aziende di produzione, alcune molto piccole, mentre altre si dedicano anche all’imbottigliamento e all’etichettatura. Questi ultimi due processi prevedono dei costi che possono essere elevati. Proprio per questo ci si rivolge con sempre maggior insistenza ad imprese che si occupano di offrire etichette personalizzate, con costi molto più contenuti anche su ordini più piccoli. Ma ovviamente il processo decisionale è molto delicato, scopriamo il perché!

 

Etichette in linea con lo stile di un brand

Le etichette personalizzate sono solo l’ultima parte di un progetto ampio e importante, che passa attraverso la scelta più grande: vuoi vendere un prodotto in bottiglia o in lattina? La cosa più importante quando si vuole portare a termine questo processo è saper bene che tipo di immagine e messaggio si vuole veicolare. Progettare un’etichetta per la birra prevede di conoscere il proprio prodotto al meglio, partendo da 3 semplici domande:

  1. Chi è il target di riferimento?
  2. Che tipo di vendita effettui?
  3. Quali sono le caratteristiche del prodotto che vendi?

Dovrai quindi comunicare le peculiarità stesse della birra artigianale che produci, mostrando la personalità del prodotto ma anche del tuo marchio. In questo modo potrai comunicare con i tuoi clienti, senza voler per forza conquistare tutti i consumatori con un messaggio poco convincente. La tua birra vuole essere un prodotto di nicchia, rivolto ai veri appassionati? E dove la vorrai vendere? Perché come capirai anche la giusta strategia di marketing che attui ha una grande influenza sull’esito finale!

 

Etichette da personalizzare in base al proprio prodotto

Che tipo di etichetta puoi acquistare? E soprattutto fino a che livello di personalizzazione puoi arrivare? In molti casi si parte da un’etichetta normale con stampa ad inchiostro, oppure si possono poi scegliere le versioni con colori fluo per riflettere al buio. I modelli possono essere poi impreziositi fino ad ottenere etichette autoadesive, decorate con stampa a caldo dorata o argentata. L’importante è riuscire a trovare una soluzione che, una volta conclusa la fase sperimentale, possa diventare riconoscibile e ricordare in modo semplice il marchio di produzione della birra artigianale.

L’ideale sarebbe trovare un’impresa che offra una campionatura di etichette specifiche, in modo da poter ottenere su richiesta degli esempi da ammirare da vicino prima di scegliere.

 

E i materiali?

Nella scelta del materiale della tua etichetta è bene considerare sempre il tipo di stampa che vorrai provare. Se richiedi la stampa di etichette per birra per la prima volta è bene farti consigliare direttamente dagli esperti del settore, poiché potrebbero facilitare il tuo lavoro. Ricorda che le birre artigianali tendono ad attirare un pubblico giovane-adulto. Quindi sarà importante curare l’estetica dell’etichetta e il suo design per rendere merito al prodotto rispetto al target di riferimento

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La pandemia ha sconvolto le nostre vite e anche le nostre abitudini. Se nelle grandi città spostarsi con i mezzi pubblici era prassi, oggi è diventato qualcosa di eccezionale e da fare solo se costretti. Non a caso, come riportato dall'Osservatorio Mobilità e Sicurezza di Continental, il coronavirus ha aumentato l'uso dell'auto.

Secondo le ricerche pubblicate, un italiano su due oggi si sposta in auto per paura del contagio. L'automobile quindi non è più solo un mezzo di trasporto ma il luogo in cui trascorrere un po' di tempo in sicurezza, mangiando un panino, bevendo una birra in compagnia e ascoltando della buona musica. Senza contare che l'autovettura è da sempre utilizzata anche per lunghi viaggi. Di conseguenza, è diventata quasi una necessità renderla più confortevole possibile, con i giusti gadget. Scopriamo insieme quali sono gli accessori per auto più richiesti e perché sono così importanti.

 

Viaggiare in auto in maniera sicura e confortevole: 5 accessori imperdibili.

Tra gli Accessori interni per auto più apprezzati dagli automobilisti ricordiamo i tappetini. Forse non sembra, ma sono degli accessori di grande importanza per diversi motivi: dalla pulizia alla sicurezza della vettura. Oltre ad aiutare a preservare gli interni dell'abitacolo, garantiscono una guida sicura, favorendo un'ottima presa dei piedi ai pedali, e offrono l'opportunità di mantenere l'auto sempre pulita. Non a caso, i tappetini sono le parti in cui si annidano batteri, polvere e sporco.

Sarà, quindi, sufficiente pulirli spesso per avere un'auto sempre linda e lucente. Withcar, lo store online leader nella vendita di accessori auto, offre un vasto assortimento di tappetini, sia in gomma che in moquette, dal design attraente e un'aderenza perfetta per decorare con classe ed eleganza gli interni di qualsiasi abitacolo. I tappetini in gomma di Withcar, tra l'altro, sono del marchio Gledring, un'azienda che nel 2018 si è aggiudicata il premio dell'anno per la qualità e il design. Non resta che dare un'occhiata e scegliere il modello più adatto alla propria vettura e alle proprie esigenze.

Altri accessori imprescindibili, soprattutto durante il periodo estivo e nelle giornate di sole, sono le tendine parasole. Per lunghi viaggi, quando si hanno bambini a bordo, ma anche solo semplicemente per preservare gli interni della propria auto, questo accessorio è letteralmente irrinunciabile. Tra i vari modelli, quelli più coprenti e facili da applicare sono le tendine adesive, posizionate sui vetri posteriori e laterali. Proteggendo dalla luce diretta del sole e abbassando la temperatura all'interno del veicolo, questi gadget permettono di viaggiare in maniera piacevole e confortevole.
In un qualsiasi viaggio, lungo o breve che sia, e in un'ottica sempre di massimo comfort ricordiamo anche:

  • il cuscino da viaggio, soluzione ottimale per evitare o alleviare i fastidi legati allo stare seduti per troppo tempo;
  • il cuscino di supporto per sedile, pensato anch'esso per alleviare i disturbi del guidatore e permettergli una guida più agiata;
  • il coprisedile auto per cani, fondamentale per chi non rinuncia a portare con sé il proprio amico a quattro zampe.

 

A cosa non si può rinunciare quando si consuma un pasto veloce in macchina

Quando si consumano dei pasti veloci in auto, cosa tra l'altro sempre più frequente nell'ultimo periodo e durante lunghi viaggi, esistono due gadget irrinunciabili: l'aspirapolvere per auto e il portavivande. Anche consumando dei semplici panini, si sa, le briciole finiscono dappertutto (su sedili, tappetini, ecc.) e non è semplice mantenere pulita la propria vettura. Questo accessorio risulta invece un alleato prezioso per chi tiene alla propria quattro ruote e vuole ripulire subito i guai. Su Withcar.it, tra i tanti gadget a disposizione, è possibile trovare anche l'aspirapolvere per auto Tornado, munita di accessori e bocchette flessibili per una migliore aspirazione e per raggiungere facilmente tutte le fessure nel veicolo.

Perfetta per rimuovere qualsiasi tipo di sporco (dai peli degli animali alla semplice polvere), questa aspirapolvere è ideale per chi tiene al proprio veicolo e vuole che sia sempre in ottime condizioni. Altro accessorio imprescindibile, se si vuole avere sempre a disposizione una bella bibita fresca, è la borsa termica; un gadget indispensabile quando si devono fare dei lunghi viaggi, soprattutto nel periodo estivo, ma anche quando si vuole gustare una bella birra fresca, da soli o in compagnia di un amico, in attesa di poterlo fare, come una volta, seduti comodamente al bar.

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La birra artigianale toscana è una delle tante eccellenze offerte da una terra ricca di risorse famosa in tutto il mondo per i suoi prodotti agroalimentari e non solo.

I birrifici artigianali in Toscana sono più di trenta e ogni anno ne nascono di nuovi. Ognuno di questi ha una missione ben precisa, valorizzare la materia prima regionale di assoluta qualità e invidiata in tutto il mondo.

Scegliere la birra artigianale toscana più adatta segue il proprio gusto personale.  Un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta alla tipologia di grano utilizzato. Per riscoprire i veri sapori della Toscana, la scelta dovrebbe ricadere solo su quelle birre prodotte con grano biologico della zona, magari arricchite con miele locale, zafferano o estratti di patate.

I più esigenti potrebbero optare per una birra che tra gli ingredienti contiene la castagna. Il frutto richiama l’antica tradizione etrusca, dona alla birra un sapore unico e sfumature tendenti all’ambra. Firenze, Lucca, Pisa, Massa Carrara, Empoli e Arezzo, sono solo alcune delle città della Toscana dove recandovi potete far visita ad uno o più birrifici locali. La birra artigianale toscana è caratterizzata da un colore deciso, proprio come il temperamento degli abitanti, da una schiuma importante e compatta.

L’odore della birra artigianale potrebbe guidarvi verso la scelta. Le migliori birre sono realizzate con grano della Val d’Orcia e non sono pastorizzate o filtrate. Ciò mantiene intatto il sapore.

Come scegliere quindi la migliore birra artigianale toscana?

Il nostro consiglio è di provarle tutte e scegliere sulla base del proprio gusto. La sapienza dei mastri birrai toscani e la qualità delle materie prime utilizzate è ampiamente riconosciuta.

Leggere l’etichetta può aiutare nel valutare aspetti come la gradazione alcolica. Alcune birre artigianali toscane possono raggiungere i 15° e sono da sconsigliare per chi ama le birre più leggere.

Per gli amanti del colore si può scegliere tra birre ambrate o molto scure, generalmente ad un colore più scuro è associata una maggiore gradazione alcolica ma non è sempre così.

Altri possono dare importanza all’odore emanato, soprattutto quando si vuole abbinare la birra a formaggi, carni o salumi di stagione. In questo caso sentori di cereali, frutta secca, miele o datteri potrebbero avvolgervi guidandovi verso la scelta migliore.

Oppure, se avete la fortuna di recarvi personalmente presso uno dei tanti birrifici artigianali toscani chiedere consiglio al mastro birraio è sicuramente un vantaggio. Egli saprà selezionare la miglior birra sulla base del tuo gusto personale e fornirti utili informazioni e curiosità gelosamente custodite.

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La birra costituisce senza dubbio una delle bevande più amate e consumate al mondo. Si tratta infatti di una bevanda alcolica che viene prodotta in diversi paesi e che presenta caratteristiche differenti a seconda della tipologia. Oggigiorno la produzione di birre artigianali sta superando sensibilmente quella più commerciale dal momento che i consumatori prediligono la qualità piuttosto che la quantità. Tra i paesi più attivi per ciò che concerne la produzione di birra artigianale c'è senz'altro l'Australia.

 

Birra artigianale australiana: tra tradizione e sperimentazione

L'Australia costituisce senza dubbio uno dei paesi che si distinguono maggiormente per la produzione di birra artigianale a livello mondiale. Insieme al Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti infatti essa detiene il primato per ciò che concerne le sperimentazioni su nuove varietà di luppoli che danno vita ad un tipo di birra senza dubbio particolare ma anche molto apprezzata dai consumatori. La birra australiana però non ha origini molto antiche (anche perché l'Australia è stata colonizzata soltanto a partire dal diciottesimo secolo): uno dei marchi più antichi infatti è nato soltanto verso la fine dell'Ottocento. Si tratta del marchio Coopers che ha dato vita al solo stile brassicolo che oggi viene identificato come autentico in Australia. Tale tipo di birra viene denominata Australian Sparkling Ale ed è molto simile a quella britannica. Le principali differenze si possono riscontrare nel colore e nel sapore dal momento che la birra australiana risulta leggermente più chiara e dal gusto più attenuato. La bevanda quindi può essere bevuta in modo abbastanza veloce e verso la fine lascia in bocca un gradevole senso di asciutto. In origine questa birra veniva realizzata utilizzando luppoli delle varietà americane Cluster e delle varietà inglesi Goldings. Tuttavia intorno agli anni Sessanta del Novecento ci fu un cambiamento radicale che portò alla sostituzione con l'indigeno Pride of Ringwood. Altri nomi che hanno reso famose le birre artigianali australiane sono quelli di Stout e Porter che sono caratterizzate da una gradazione alcolica piuttosto elevata e da un sapore tipicamente americano. Anche le Wild Beers sono delle birre che stanno ottenendo grande successo negli ultimi tempi. Queste ultime sono caratterizzate da diverse gradazioni alcoliche nonché da differenti gusti. Inoltre, grazie un uso più educato durante la fase di luppolatura, si discostano notevolmente dalle birre americane. Tra quelle più consumate al mondo c'è la Fosters che ha un colore abbastanza chiaro e un grado di fermentazione di cinque gradi.

 

 

Come arrivare in Australia: che cosa serve

Uno degli elementi fondamentali per visitare l'Australia per un viaggio turistico oppure di lavoro è il possesso del visto. Ottenere il visto per l'Australia è un processo abbastanza semplice che richiede però il rispetto di alcuni accorgimenti fondamentali. Per prima cosa è opportuno assicurarsi di essere in possesso di tutti i requisiti necessari per poterlo ottenere ovvero un passaporto valido, una casella di posta elettronica, una carta di credito valida, bisogna risiedere al di fuori dell'Australia, non essere malato di tubercolosi e non bisogna aver subito una condanna penale superiore ai dodici mesi.

Un modo molto rapido per ottenere il visto per l'Australia è richiederlo online. Esistono oggigiorno due tipologie che si chiamano ETA e eVisitor. Il primo viene utilizzato quando si devono effettuare brevi soggiorni (per un massimo di tre mesi) mentre il secondo viene usato da coloro che fanno parte della Comunità Europea ed è valido anch'esso per soli tre mesi. Entrambe le tipologie di visto permettono di poter accedere in Australia per motivi di lavoro (come ad esempio colloqui o conferenze), per fare visita a qualche amico o parente, per studiare oppure semplicemente per turismo. Pertanto è opportuno ricordare che con questo visto non è possibile cercare lavoro in Australia né cominciare una propria attività. Per fare ciò infatti sarà opportuno richiedere una procedura diversa. Sia il visto ETA che quello eVisitor permettono di entrare ed uscire dal paese ogni volta che si vuole per dodici mesi, tuttavia il periodo di sosta non dovrà mai superare i tre mesi. La richiesta di visto deve essere presentata almeno settantadue ore prima della partenza in Australia mentre per ottenere il permesso i tempi di attesa sono di circa ventiquattro ore. Naturalmente è sempre consigliabile effettuare queste procedere almeno due settimane prima della partenza in modo tale da non rischiare il verificarsi di spiacevoli imprevisti che potrebbero ritardare l'assegnazione del visto e quindi la partenza.

Le birre artigianali australiane sono senza dubbio molto particolari e innovative, caratterizzate da un gusto che si fa ricordare e che oggigiorno è apprezzato in gran parte del mondo. Sono sempre di più infatti gli appassionati che prediligono la qualità e preferiscono spendere anche cifre più alte per avere il meglio.

 

 

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In Italia i bistrot dove il buon vino e la buona cucina per l’estate s’incontrano felicemente sono davvero tanti! I bistrot all’italiana, infatti, a differenza di quelli francesi, nei quali si può anche solamente bere un caffè o gustare un calice di vino, tendono a offrire un servizio più completo. Nei bistrot del nostro Paese il consumo di vino, infatti, è strettamente legato al cibo. Seguo quindi i consigli del web develop blogger, mio caro amico sommelier, che mi ha raccomandato come comportarsi con il vino durante la stagione estiva. Nel periodo estivo la cucina si fa più leggera e fresca e il vino bianco sorpassa allegramente quello rosso. Durante la bella stagione il “brivido” che può regalare un buon calice di vino bianco o rosato, è sicuramente impagabile! Le giornate estive del resto fanno preferire le bevande fresche, che con la loro temperatura promettono un sollievo al tormento del caldo e perfino l’alimentazione si adatta alle necessità della bella stagione. Sulle tavole dei bistrot, infatti, cominciano ad abbondare piatti a base di verdure, i condimenti si fanno meno impegnativi e i vini rossi, sono sostituiti senza rimorsi da vini più leggeri come i bianchi. Durante la stagione estiva, infatti, c’è un incremento nei consumi dei vini bianchi, soprattutto perché richiedono temperature di servizio più basse, quindi la proposta si fa più allettante. A volte sono serviti fin troppo freddi, con il peccato di perdere le qualità olfattive. La temperatura di servizio non dovrebbe mai scendere al di sotto degli 8-10°C. Un’altra tipologia di vini adatta all’estate è quella dei rosati, spesso giudicati ingiustamente dei vini di minore qualità. Eppure i vini rosati sono particolarmente versatili, e spesso si possono servire alla stessa temperatura di un vino bianco.

I vini rosati e bianchi accompagnano molto bene le pietanze della cucina estiva, all’insegna della freschezza e della leggerezza. La voglia di pasti elaborati, infatti, si smorza vistosamente, soprattutto quando si tratta di cotto e di caldo… la parte del leone spetta alle insalate di pasta e di riso, ai secondi a base di pesce e di carni bianche, ma soprattutto ai cibi crudi o che richiedono cotture veloci, come zucchine e melanzane arrosto, lattughe e tanta buona frutta. L’estate, infatti, è la stagione migliore per applicare la regola delle 5 porzioni giornaliere tra frutta e verdura consigliata dai nutrizionisti! I bistrot inoltre sono avvezzi al web marketing, per questo motivo vi consigliamo di navigare su internet e di trovare tutte informazioni relative al bistrot che vi interessa.

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Prima di tutto è necessario chiarire quale sia la falsa credenza sulla birra in questione, infatti gli intenditori potrebbero parlare di birra ambrata, ma di certo non di birra rossa.

Le caratteristiche della Birra Ambrata

Non abbastanza chiara, non proprio scura, la birra ambrata rappresenta una categoria a parte. Essenzialmente, è una birra chiara che contiene più malto ambrato rispetto ad una tradizionale birra. È caratterizzata anche da una consistente base di caramello, che rende questa una birra più equilibrata delle comuni birre chiare.

Ma perché viene chiamata birra ambrata quando in realtà è solo una birra chiara con tonalità leggermente più scure? Questi deriva dal fatto che, per differenziare la birra ambrata dalle birre chiare e da quelle più scure come le porter o le stout, i birrai usavano il termine “ambrata” riferito alla pallida colorazione rame chiaro o marrone chiaro.

Risalendo alle sue origini, la birra ambrata viene considerata una creazione americana, vista l’ assenza di ricette o riferimenti a questo tipo di birra derivanti dall’ Europa. Probabilmente per questo la birra ambrata è divenuta popolare negli Stati della costa occidentale degli Stati Uniti, tanto che all’ inizio veniva chiamata “west coast beer”.

Le ambrate sono la terra di mezzo tra le birre di malto e luppolo con un corpo medio ed un finale secco. Ciò le rende abbastanza saporite da essere bevute da sole, ma anche abbastanza “sottil” da poter essere accompagnate con il cibo.

Sapori e caratteristiche

La birra ambrata americana, con un corpo medio ed una base di malto caramellato, tende ad un focus sull’ aroma ed un tocco più amaro. Al contrario, le birre ambrate inglesi si insediano tra una English special bitter e una English brown ale. (Poiché non esiste una tale classificazione come “birra ambrata” nelle competizioni birraie britanniche, vengono spesso inserite nella categoria delle birre scure).

La maltazione moderata può bilanciare o persino nascondere gli aromi del luppolo a seconda della sua esposizione. Questo malto denota spesso una leggera presenza di caramello. L’ aroma del luppolo può andare da leggero a moderato, e dipende in larga misura dalle ultime aggiunte nel bollitore e se la birra è stata luppolata a secco.

Come si beve

La birra ambrata viene servita fresca piuttosto che fredda, per migliorarne le note di malto e permettere al ventaglio di aromi di sprigionarsi. Un tradizionale bicchiere da pinta è più che adeguato per gustare questa tipologia di birra, ma si può anche optare per un boccale in vetro più solido se si vuole mantenere la temperatura bassa più a lungo, utile soprattutto se si consuma nei periodi più caldi.

La secchezza caratteristica permette alla birra ambrata di abbinarsi con la carne, rendendola una scelta azzeccata sia per i barbecue estivi, sia per arrosti nei mesi più freddi. Completano i possibili abbinamenti anche i formaggi duri ed i piatti al gusto di noci.

Piccolo suggerimento: per una sperimentazione di sapori tipici australiani, provate la birra ambrata con salsicce di canguro.

Birra ambrata: storia dello stile

Il termine “ambra ale” è nato negli Stati Uniti, dove i birrifici artigianali della costa occidentale hanno sviluppato questo stile. In origine era un termine dalla valenza allargata utilizzato per descrivere la maggior parte delle birre che non sono né delle birre chiare né delle birre scure.

Oggi in genere la “birra ambrata” rappresenta quelle birre troppo scure per essere definite lager o birra chiare, ma troppo rosse, rame od appunto “ambra” per rientrare nella categoria delle stouts.

Di seguito una selezione di birre ambrate consigliate da guidabirreartigianali.it:


 

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Lambic è uno stile di birra caratterizzato dalla fermentazione spontanea. Le birre lambic sono prodotte esclusivamente nella regione del Payottenland, a sud-ovest di Bruxelles, in Belgio. Birre prodotte con modalità analoghe al di fuori di questi territori sono denominate “lambic-style” oppure “plambic” (ovvero pseudo lambic), sebbene questa sia una distinzione puramente volontaria effettuata per rispetto all’originale.

Al contrario delle ale e lager convenzionali, che sono fatte fermentare utilizzando ceppi di lievito accuratamente selezionati per lo scopo, il lambic è prodotto attraverso fermentazione spontanea: il mosto di birra viene esposto ai lieviti selvatici e ai batteri autoctoni della valle della Senne, in cui si trova Bruxelles. Questo inusuale processo di fermentazione conferisce alle birre di tipo lambic un sapore assolutamente distintivo: secco, vinoso e sidroso, con un retrogusto acidulo.

Tipologie

Per renderne più gradevole il gusto si prestano ad essere addizionate di sciroppi di frutta, ad esempio utilizzando i lamponi si ottiene la birra framboise, con l’aggiunta di zucchero si ottiene la birra faro, con le amarene la kriek. Miscelando invece vari tipi di lambic di diverse annate si produce la geuze.

I Produttori

  • Belle-Vue
  • Boon
  • 3 Fonteinen
  • Girardin
  • Lindemans
  • Timmermans
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Lager è il termine usato per indicare le birre a bassa fermentazione, ovvero che impiegano nel processo lieviti del ceppo Saccharomyces carlsbergensis, che predilige temperature di fermentazione basse (intorno a 10 °C), e durante il processo si deposita sul fondo del tino (da qui bassa fermentazione); è l’opposto del termine ale, che indica le birre che usano lieviti ad alta fermentazione (Saccharomyces cerevisiae), i quali durante il processo risalgono sulla superficie del tino e prediligono invece temperature più alte (intorno a 20 °C). È pertanto un termine generico che comprende molti stili di birra, come PilsenerVienna e Märzen.

Prodotte per la prima volta in Germania nel 1500 circa, le birre Lager hanno una gamma dal dolce all’amaro e dal chiaro allo scuro. La maggior parte delle Lager sono pale (chiare) o di colore intermedio, con un’alta carbonatazione, sapore di luppolo da medio ad alto, e contenuto alcolico del 3–5% per volume.

Storia

La Paulaner Dunkel, una lager tipicamente scura

Una legge bavarese del 1539 stabilì che i fabbricanti di birra bavaresi potessero produrre birra solamente durante i mesi più freddi dell’anno, tra le festività di san Michele (29 settembre) e di san Giorgio (23 aprile). Per far sì che la birra fosse disponibile anche durante i mesi estivi, essa venne immagazzinata in cave e cantine in pietra, spesso sotto blocchi di ghiaccio.

Nel periodo 1820-1830, un produttore di nome Gabriel Sedlmayr II, la cui famiglia gestiva la Spatenbräu in Baviera, girò per l’Europa per migliorare le sue tecniche di birraio. Quando tornò cominciò a mettere in pratica ciò che aveva imparato per aver una birra Lager più decisa e consistente. La Lager bavarese risultava comunque ancora differente dalla moderna Lager poiché ai tempi non si usavano metodi moderni per essiccare il malto; quest’ultimo veniva essiccato principalmente sul fuoco a temperature più alte (malto Munich), e ciò dava alla birra un aspetto abbastanza scuro.

La ricetta della nuova e migliorata birra Lager si diffuse velocemente in tutta Europa: in particolare l’amico di Sedlmayr, Anton Dreher, impiegò la nuova tecnica per migliorare la birra viennese nel 1840–1841. L’acqua di Vienna permise l’utilizzo di malti più leggeri, donando alla birra un ricco colore ambra-rosso.

Etimologia

Il termine Lager deriva dal tedesco lagern (“conservare”, “immagazzinare”) e si riferisce alla pratica di conservare le birre ad una bassa temperatura per permettere alla birra di auto-filtrarsi.

Ancora oggi infatti i birrifici, dopo la fermentazione a basse temperature (circa 10 °C) e una piccola sosta per il diacetile (diacetyl rest) a temperature un poco più alte (14 – 18 °C) per permettere al lievito di riassorbire il diacetile che altrimenti darebbe un aroma e sapore burroso alla birra, eseguono una lagerizzazione. Tale processo si esegue portando la birra a temperature prossime allo zero per una durata che va da un mese a tre mesi, in base alle preferenze del birrificio.

La lagerizzazione consente di far depositare sul fondo le sostanze come il lievito, il luppolo, le proteine, i tannini e i sulfuri, rendendo la birra tipicamente limpida. Inoltre la lagerizzazione è necessaria per ammorbidire i sapori e far maturare la birra.

Esistono tuttavia delle lager che non subiscono il processo di lagerizzazione, come le Kellerbier, rimanendo perciò tipicamente torbide ed opache.

Pilsner

La pilsener della Veltins

La nuova ricetta raggiunse anche la Boemia. Nel 1842, nella città di Plzeň, un ventinovenne produttore di birra bavarese, Josef Groll, provò la nuova ricetta per la birra Lager usando un malto che a differenza di quelli usati precedentemente era molto chiaro a causa della sua essiccazione a basse temperature (viene chiamato ancora oggi malto Pilsner), con l’acqua locale che era molto più leggera di quella di Monaco o di Vienna e il tipico luppolo Saaz originario della Boemia: la birra risultante aveva un colore chiaro dorato. Questo nuovo tipo di birra, che divenne noto come Pilsener o Pilsner (dal nome della città in tedesco, Pilsen), ebbe un enorme successo e si diffuse in tutta Europa.

Nelle Americhe la Pittsburgh Brewing Company diede vita alla prima Lager non-europea nel 1861 a Pittsburgh.

Pilsner ha un colore chiaro e una carbonatazione relativamente elevata, con un eccellente sapore di luppolo e un contenuto alcolico di circa il 4-5% per volume. Pilsner Urquell (“Original Pilsener”) è il prototipo della birra pilsner.

La maggior parte delle pale lager sono basate sullo stile di birra Pilsner.

Stili di birra Lager

  • Bock
  • Export
  • Dunkel
  • Helles
  • Kellerbier
  • Märzen/Oktoberfestbier
  • Pilsener
  • Schwarzbier
  • Rauchbier
  • Vienna lager
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