Autore: admin

Prima di tutto è necessario chiarire quale sia la falsa credenza sulla birra in questione, infatti gli intenditori potrebbero parlare di birra ambrata, ma di certo non di birra rossa.

Le caratteristiche della Birra Ambrata

Non abbastanza chiara, non proprio scura, la birra ambrata rappresenta una categoria a parte. Essenzialmente, è una birra chiara che contiene più malto ambrato rispetto ad una tradizionale birra. È caratterizzata anche da una consistente base di caramello, che rende questa una birra più equilibrata delle comuni birre chiare.

Ma perché viene chiamata birra ambrata quando in realtà è solo una birra chiara con tonalità leggermente più scure? Questi deriva dal fatto che, per differenziare la birra ambrata dalle birre chiare e da quelle più scure come le porter o le stout, i birrai usavano il termine “ambrata” riferito alla pallida colorazione rame chiaro o marrone chiaro.

Risalendo alle sue origini, la birra ambrata viene considerata una creazione americana, vista l’ assenza di ricette o riferimenti a questo tipo di birra derivanti dall’ Europa. Probabilmente per questo la birra ambrata è divenuta popolare negli Stati della costa occidentale degli Stati Uniti, tanto che all’ inizio veniva chiamata “west coast beer”.

Le ambrate sono la terra di mezzo tra le birre di malto e luppolo con un corpo medio ed un finale secco. Ciò le rende abbastanza saporite da essere bevute da sole, ma anche abbastanza “sottil” da poter essere accompagnate con il cibo.

Sapori e caratteristiche

La birra ambrata americana, con un corpo medio ed una base di malto caramellato, tende ad un focus sull’ aroma ed un tocco più amaro. Al contrario, le birre ambrate inglesi si insediano tra una English special bitter e una English brown ale. (Poiché non esiste una tale classificazione come “birra ambrata” nelle competizioni birraie britanniche, vengono spesso inserite nella categoria delle birre scure).

La maltazione moderata può bilanciare o persino nascondere gli aromi del luppolo a seconda della sua esposizione. Questo malto denota spesso una leggera presenza di caramello. L’ aroma del luppolo può andare da leggero a moderato, e dipende in larga misura dalle ultime aggiunte nel bollitore e se la birra è stata luppolata a secco.

Come si beve

La birra ambrata viene servita fresca piuttosto che fredda, per migliorarne le note di malto e permettere al ventaglio di aromi di sprigionarsi. Un tradizionale bicchiere da pinta è più che adeguato per gustare questa tipologia di birra, ma si può anche optare per un boccale in vetro più solido se si vuole mantenere la temperatura bassa più a lungo, utile soprattutto se si consuma nei periodi più caldi.

La secchezza caratteristica permette alla birra ambrata di abbinarsi con la carne, rendendola una scelta azzeccata sia per i barbecue estivi, sia per arrosti nei mesi più freddi. Completano i possibili abbinamenti anche i formaggi duri ed i piatti al gusto di noci.

Piccolo suggerimento: per una sperimentazione di sapori tipici australiani, provate la birra ambrata con salsicce di canguro.

Birra ambrata: storia dello stile

Il termine “ambra ale” è nato negli Stati Uniti, dove i birrifici artigianali della costa occidentale hanno sviluppato questo stile. In origine era un termine dalla valenza allargata utilizzato per descrivere la maggior parte delle birre che non sono né delle birre chiare né delle birre scure.

Oggi in genere la “birra ambrata” rappresenta quelle birre troppo scure per essere definite lager o birra chiare, ma troppo rosse, rame od appunto “ambra” per rientrare nella categoria delle stouts.

Di seguito una selezione di birre ambrate consigliate da guidabirreartigianali.it:


 

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Ultimo aggiornamento il 25/06/2019 01:25
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Lambic è uno stile di birra caratterizzato dalla fermentazione spontanea. Le birre lambic sono prodotte esclusivamente nella regione del Payottenland, a sud-ovest di Bruxelles, in Belgio. Birre prodotte con modalità analoghe al di fuori di questi territori sono denominate “lambic-style” oppure “plambic” (ovvero pseudo lambic), sebbene questa sia una distinzione puramente volontaria effettuata per rispetto all’originale.

Al contrario delle ale e lager convenzionali, che sono fatte fermentare utilizzando ceppi di lievito accuratamente selezionati per lo scopo, il lambic è prodotto attraverso fermentazione spontanea: il mosto di birra viene esposto ai lieviti selvatici e ai batteri autoctoni della valle della Senne, in cui si trova Bruxelles. Questo inusuale processo di fermentazione conferisce alle birre di tipo lambic un sapore assolutamente distintivo: secco, vinoso e sidroso, con un retrogusto acidulo.

Tipologie

Per renderne più gradevole il gusto si prestano ad essere addizionate di sciroppi di frutta, ad esempio utilizzando i lamponi si ottiene la birra framboise, con l’aggiunta di zucchero si ottiene la birra faro, con le amarene la kriek. Miscelando invece vari tipi di lambic di diverse annate si produce la geuze.

I Produttori

  • Belle-Vue
  • Boon
  • 3 Fonteinen
  • Girardin
  • Lindemans
  • Timmermans
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Lager è il termine usato per indicare le birre a bassa fermentazione, ovvero che impiegano nel processo lieviti del ceppo Saccharomyces carlsbergensis, che predilige temperature di fermentazione basse (intorno a 10 °C), e durante il processo si deposita sul fondo del tino (da qui bassa fermentazione); è l’opposto del termine ale, che indica le birre che usano lieviti ad alta fermentazione (Saccharomyces cerevisiae), i quali durante il processo risalgono sulla superficie del tino e prediligono invece temperature più alte (intorno a 20 °C). È pertanto un termine generico che comprende molti stili di birra, come PilsenerVienna e Märzen.

Prodotte per la prima volta in Germania nel 1500 circa, le birre Lager hanno una gamma dal dolce all’amaro e dal chiaro allo scuro. La maggior parte delle Lager sono pale (chiare) o di colore intermedio, con un’alta carbonatazione, sapore di luppolo da medio ad alto, e contenuto alcolico del 3–5% per volume.

Storia

La Paulaner Dunkel, una lager tipicamente scura

Una legge bavarese del 1539 stabilì che i fabbricanti di birra bavaresi potessero produrre birra solamente durante i mesi più freddi dell’anno, tra le festività di san Michele (29 settembre) e di san Giorgio (23 aprile). Per far sì che la birra fosse disponibile anche durante i mesi estivi, essa venne immagazzinata in cave e cantine in pietra, spesso sotto blocchi di ghiaccio.

Nel periodo 1820-1830, un produttore di nome Gabriel Sedlmayr II, la cui famiglia gestiva la Spatenbräu in Baviera, girò per l’Europa per migliorare le sue tecniche di birraio. Quando tornò cominciò a mettere in pratica ciò che aveva imparato per aver una birra Lager più decisa e consistente. La Lager bavarese risultava comunque ancora differente dalla moderna Lager poiché ai tempi non si usavano metodi moderni per essiccare il malto; quest’ultimo veniva essiccato principalmente sul fuoco a temperature più alte (malto Munich), e ciò dava alla birra un aspetto abbastanza scuro.

La ricetta della nuova e migliorata birra Lager si diffuse velocemente in tutta Europa: in particolare l’amico di Sedlmayr, Anton Dreher, impiegò la nuova tecnica per migliorare la birra viennese nel 1840–1841. L’acqua di Vienna permise l’utilizzo di malti più leggeri, donando alla birra un ricco colore ambra-rosso.

Etimologia

Il termine Lager deriva dal tedesco lagern (“conservare”, “immagazzinare”) e si riferisce alla pratica di conservare le birre ad una bassa temperatura per permettere alla birra di auto-filtrarsi.

Ancora oggi infatti i birrifici, dopo la fermentazione a basse temperature (circa 10 °C) e una piccola sosta per il diacetile (diacetyl rest) a temperature un poco più alte (14 – 18 °C) per permettere al lievito di riassorbire il diacetile che altrimenti darebbe un aroma e sapore burroso alla birra, eseguono una lagerizzazione. Tale processo si esegue portando la birra a temperature prossime allo zero per una durata che va da un mese a tre mesi, in base alle preferenze del birrificio.

La lagerizzazione consente di far depositare sul fondo le sostanze come il lievito, il luppolo, le proteine, i tannini e i sulfuri, rendendo la birra tipicamente limpida. Inoltre la lagerizzazione è necessaria per ammorbidire i sapori e far maturare la birra.

Esistono tuttavia delle lager che non subiscono il processo di lagerizzazione, come le Kellerbier, rimanendo perciò tipicamente torbide ed opache.

Pilsner

La pilsener della Veltins

La nuova ricetta raggiunse anche la Boemia. Nel 1842, nella città di Plzeň, un ventinovenne produttore di birra bavarese, Josef Groll, provò la nuova ricetta per la birra Lager usando un malto che a differenza di quelli usati precedentemente era molto chiaro a causa della sua essiccazione a basse temperature (viene chiamato ancora oggi malto Pilsner), con l’acqua locale che era molto più leggera di quella di Monaco o di Vienna e il tipico luppolo Saaz originario della Boemia: la birra risultante aveva un colore chiaro dorato. Questo nuovo tipo di birra, che divenne noto come Pilsener o Pilsner (dal nome della città in tedesco, Pilsen), ebbe un enorme successo e si diffuse in tutta Europa.

Nelle Americhe la Pittsburgh Brewing Company diede vita alla prima Lager non-europea nel 1861 a Pittsburgh.

Pilsner ha un colore chiaro e una carbonatazione relativamente elevata, con un eccellente sapore di luppolo e un contenuto alcolico di circa il 4-5% per volume. Pilsner Urquell (“Original Pilsener”) è il prototipo della birra pilsner.

La maggior parte delle pale lager sono basate sullo stile di birra Pilsner.

Stili di birra Lager

  • Bock
  • Export
  • Dunkel
  • Helles
  • Kellerbier
  • Märzen/Oktoberfestbier
  • Pilsener
  • Schwarzbier
  • Rauchbier
  • Vienna lager
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Ale è il termine usato per indicare le birre ad alta fermentazione, che cioè impiegano nel processo lieviti del ceppo Saccharomyces cerevisiae, i quali prediligono temperature elevate e durante il processo (che risulta, quindi, piuttosto rapido) salgono in superficie del tino di fermentazione; all’opposto, il termine lager indica le birre a bassa fermentazione.

Il risultato è un sapore dolce, dal corpo pieno e fruttato. La stragrande maggioranza delle ale contiene erbe o spezie, solitamente luppolo o balsamita, al fine di conferire un aroma amarognolo che bilanci la dolcezza del malto.

Diffusione

Dal Medioevo fino a tutta l’Età moderna le birre ad alta fermentazione sono state le più diffuse nel mondo, autoselezionatesi partendo da processi di fermentazione spontanea, che sono sopravvissuti solo in isolate località, come ad esempio nel Pajottenland. A partire dal XIX secolo invece iniziarono a diffondersi le birre a bassa fermentazione, partendo dalla Baviera e soppiantando via via quasi ovunque gli stili più antichi. Le ale rimasero i tipi di birra più diffusi nelle isole britanniche e in Belgio, in parte in Germania nella produzione delle birre con il frumento, oltre che alcune città particolari come Colonia e Düsseldorf. In questi luoghi, nonostante la parallela diffusione più o meno ampia delle lager, sopravvissero gli stili tradizionali ad alta fermentazione.

Verso la fine del XX secolo, con l’apertura dei primi cosiddetti birrifici artigianali, iniziò un processo di riscoperta degli stili ad alta fermentazione, che esplose poi nei primi decenni del nuovo millennio. Questa ondata di “nuove vecchie” birre esplose prima negli Stati Uniti, per poi diffondersi anche in Europa e nel resto del mondo, conquistando anche Paesi che storicamente non avevano mai vantato una tradizione brassicola, riprendendo e innovando gli stili antichi e creandone di nuovi, anche grazie all’avanzamento tecnologico. La fetta di gran lunga più grossa del mercato mondiale della birra nell’Età contemporanea riguarda le lager, anche se il mercato della birra artigianale ha contribuito ad erodere questa egemonia.

Stili di birra ale

  • Bitter
  • Mild ale
  • Brown ale
  • Old ale
  • Barley wine
  • India Pale Ale (o IPA)
  • Stout
  • Porter
  • Bière de Garde
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La birra La Trappe è una birra trappista, prodotta nell’abbazia Onze-Lieve-Vrouw Van Koningshoeven a Berkel-Enschot[1], vicino a Tilburg, nei Paesi Bassi. È una delle cinque birre trappiste che non sono d’origine belga. Sia la birra e la fabbrica di birra sono conosciute sotto lo stesso nome La Trappe.

Marche prodotte

Una bottiglia di Witte Trappist

La birra La Trappe è prodotta in varie versioni:

  • La Trappe Blond (con il 6,5% di alcool, vol.)
  • La Trappe Dubbel (con il 7% di alcool, vol.)
  • La Trappe Tripel (con l’8% di alcool, vol.)
  • La Trappe Quadrupel (con il 10% di alcool, vol.)[2]
  • La Trappe Witte Trappist (con il 5,5% di alcool, vol.)
  • La Trappe Bockbier (con il 7% di alcool, vol.) (Stagionale)
  • La Trappe Isid’or (con il 7,5% di alcool, vol.)
  • La Trappe PUUR (con il 4,7% di alcool, vol.)

L’acqua per la birra è estratta da cinque pozzi profondi 200 metri per rispettare le tradizioni delle abbazie. Il grano usato restante dopo che il mosto è filtrato dalla poltiglia viene usato per alimentare la propria mandria di mucche nella abbazia.

Statuto della birra trappista

Lo statuto della birra trappista La Trappe è stato oggetto di discussioni, dall’accordo passato con l’industria della birra Bavaria nel 1999, i monaci avevano chiesto il ritiro del logo Authentic trappist product. La menzione trappistenbier è sempre tuttavia stata legalmente presente. Dopo numerose discussioni con l’associazione trappiste internazionale, l’abbazia di Tilburg ottenne nuovamente il diritto, nel settembre 2005, di affiggere il logo Authentic Trappist Product sulle sue birre.

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Birrifici artigianali in provincia di Treviso

BIRRIFICIO ARTIGIANALE 32 VIA DEI BIRRAI

  • Indirizzo: Via Cal Lusent, 41
  • Località: Pederobba
  • CAP: 31040
  • Comune: Pederobba (TV)
  • Tel: 0423-681983
  • Email: toffoli@32viadeibirrai.com
  • Sito Web: www.32viadeibirrai.com

BIRRIFICIO ARTIGIANALE ACELUM

  • Indirizzo: Via Col Muson, 9
  • Località: Castelcucco
  • CAP: 31030
  • Comune: Castelcucco (TV)
  • Tel: 0423-544873
  • Fax: 0423-922147
  • Email: info@birrificioacelum.it
  • Sito Web: www.birrificioacelum.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE BARCHESSA DI VILLA PAOLA

  • Indirizzo: Via Batt. S. Pomini, 3
  • Località: Barcon di Vedelago
  • CAP: 31050
  • Comune: Vedelago (TV)
  • Tel: 0423-772017
  • Cellulare: 348-0349794
  • Fax: 0423-772839
  • Email: info@villapola.com
  • Sito Web: www.villapola.com

BIRRIFICIO ARTIGIANALE BRADIPONGO

  • Indirizzo: Via Pin delle Portelle, 16
  • Località: San Martino di Colle Umberto
  • CAP: 31014
  • Comune: Colle Umberto (TV)
  • Tel: 0438-394992
  • Fax: 0438-394992
  • Email: info@birrificiobradipongo.it
  • Sito Web: www.birrificiobradipongo.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE CASA VECCIA

  • Indirizzo: Via Povegliano, 45/2
  • Località: Camalò
  • CAP: 31050
  • Comune: Treviso (TV)
  • Tel: 0422-872397
  • Cellulare: 335-6931266
  • Fax: 0422-872397
  • Email: birraio@ivanborsato.it
  • Sito Web: www.ivanborsato.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE GALIVM

  • Indirizzo: Via Cavour, 39
  • Località: Vittorio Veneto
  • CAP: 31029
  • Comune: Vittorio Veneto (TV)
  • Tel: 0438-556924
  • Fax: 0438-556924
  • Sito Web: www.galivm.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE HABEMUS

  • Indirizzo: Via Zecchinel, 26
  • Località: Montebelluna
  • CAP: 31044
  • Comune: Montebelluna (TV)
  • Cellulare: 348-8209405
  • Email: afermenti@yahoo.it
  • Sito Web: www.habemus.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE LA GASTALDIA

  • Indirizzo: Via Roma
  • Località: Solighetto
  • CAP: 31053
  • Comune: Pieve di Soligo (TV)
  • Tel: 0438-82081
  • Cellulare: 392-2950031
  • Email: birrificio@lagastaldia.it
  • Sito Web: www.lagastaldia.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE M’ANIS

  • Indirizzo: Via Consolata, 1
  • Località: Montebelluna
  • CAP: 31044
  • Comune: Montebelluna (TV)
  • Tel: 0423-23000

BIRRIFICIO ARTIGIANALE MORGANA

  • Indirizzo: Via Giolitti, 5
  • Località: Morgano
  • CAP: 31050
  • Comune: Morgano (TV)
  • Tel: 0422-739514
  • Cellulare: 335-6179403 335-5943519
  • Email: info@birramorgana.com
  • Sito Web: www.birramorgana.com

BIRRIFICIO ARTIGIANALE SOGNANDOBIRRA

  • Indirizzo: via E.Mattei 9/1
  • CAP: 31046
  • Comune: Oderzo (TV)
  • Tel: 393 40 76 810
  • Email: sognandobirra@gmail.com
  • Sito web: www.sognandobirra.com oppure www.sognandobirra.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE SAN GABRIEL

  • Indirizzo: Via della Vittoria, 2
  • Località: Levada di Ponte di Piave
  • CAP: 31047
  • Comune: Ponte di Piave (TV)
  • Tel: 0422-202188
  • Fax: 0422-0247384
  • Email: info@sangabriel.it
  • Sito Web: www.sangabriel.it

BIRRIFICIO ARTIGIANALE TREVIGIANO

  • Indirizzo: Via dell’Artigianato, 5
  • Località: Vascon di Carbonera
  • CAP: 31050
  • Comune: Carbonera (TV)
  • Tel: 0422-892632
  • Cellulare: 348-2616473 347-5388230
  • Fax: 0422-893668
  • Email: info@birrificiotrevigiano.com
  • Sito Web: www.labieredugrandmonarque.com
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Porter è uno stile di birra, ottenuto con malti di colore scuro.

Il termine “porter” in inglese significa facchino: la birra proposta per la prima volta nel 1722 da un pub di Londra in poco tempo divenne popolare tra quei lavoratori.

Da questo tipo di birra derivò la Stout, che si chiama così perché inizialmente le porter particolarmente forti erano dette “Extra Porter” o “Double Porter” o “Stout Porter”, nome che in seguito fu abbreviato semplicemente con stout. Ad esempio la Guinness Extra Stout fu chiamata così solo nel 1840, mentre prima era conosciuta come Extra Superior Porter.

La diffusione dei microbirrifici negli ultimi 20 anni ha contribuito alla rinascita di questo stile birrario, che è sempre più apprezzato e disponibile in molte varietà, in ogni parte del mondo.

Storia

Nel 1802 uno scrittore chiamato John Feltham scrisse una versione della storia della porter che in seguito sarebbe stata considerata la base per tutto ciò che venne detto sull’argomento. Molto poco della storia di Feltham era fondato sulla verità, il suo racconto è basato su una lettera scritta da Obadiah Poundage (che aveva lavorato per decenni nel commercio di birra a Londra) negli anni 60 del XVIII secolo. Feltham fraintese parti del testo, soprattutto a causa della sua poca familiarità con la terminologia birraria del XVII secolo.

Le porter in Irlanda

La Porter fu prodotta per la prima volta in Irlanda nel 1776, come reazione all’aumentare delle importazioni di birra da Londra; fu introdotta da Arthur Guinness, che tuttavia continuò a produrre ale fino al 1799.

In Irlanda e specialmente a Dublino, è conosciuta come “Plain Porter” o semplicemente “Plain”.

L’ultima Porter irlandese fu prodotta dalla Guinness nel 1974, ed è tuttora prodotta dal microbirrificio Porterhouse Brewery di Dublino, proprio con il nome di “Plain Porter“.

Le porter nel mondo

Baltic porter

Le esportazioni di Porter dalla Gran Bretagna verso la corte imperiale russa (da cui anche il termine “imperial stout”), attraverso le antiche rotte commerciali anseatiche, ispirarono i mastri birrai delle regioni attraversate a provare a produrla da sé. Attualmente tutti i paesi che si affacciano sul mar Baltico (Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Russia) continuano a produrre Porter. La birra in questi paesi ha un contenuto alcolico superiore alle altre Porter ed è conosciuta come Baltic porter.

Furono introdotte a partire dal XVIII secolo come birre ad alta fermentazione e così rimasero quando i mastri birrai locali iniziarono a produrle nella prima metà del XIX secolo. Quando la produzione passò alla bassa fermentazione, verso la seconda metà del XIX secolo, molti iniziarono a produrre la loro Porter con maggiori quantità di lievito. Al giorno d’oggi ne rimangono solo poche prodotte ad alta fermentazione.

Porter canadesi

La Porter è piuttosto popolare anche in alcune province marittime del Canada.

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La Guinness è una birra di tipo stout prodotta dalla Arthur Guinness Son & Co., una fabbrica di birra irlandese fondata a Dublino nel 1759 da Arthur Guinness nella celebre St. James’s Gate Brewery.

Descrizione

La birra si presenta scura, quasi nera. Nonostante ciò la sua colorazione è in realtà ufficialmente nota come “Rubino scuro” ovvero bruno carico. La schiuma è bianca, molto compatta e cremosa. Il gusto è decisamente amarognolo, poco corposo e facilmente riconoscibile.

Prodotta con acqua, orzo maltato, orzo non maltato torrefatto, luppolo e lievito, prende il colore e il sapore tipico da un particolare[1] procedimento di tostatura dell’orzo. La birra inoltre è pastorizzata e filtrata, per un procedimento di produzione e fermentazione che dura circa 10 giorni.

Altra caratteristica fondamentale è che tale birra è spillata tramite carbo-azoto anziché in anidride carbonica: l’azoto non si disperde nel liquido, rendendo la Guinness una birra “ferma”, con meno bollicine e creando la caratteristica schiuma compatta.

È servita nel tipico bicchiere dal design a campana rovesciata, da una o mezza pinta.

È venduta anche in lattine, acquistabili nei supermercati. Le lattine contengono una piccola sfera di materiale plastico che consente la formazione del cappello di schiuma al momento del riempimento del bicchiere, come avverrebbe se fosse spillata da una spina. Si può trovare un meccanismo analogo anche nelle bottiglie, dove invece di esserci una sfera, è contenuto un piccolo oggetto a forma di “razzetto” con delle piccole alette ai lati, in modo tale che, una volta inserito in fase di produzione, non possa uscire accidentalmente. Alette di cui non necessitano le sfere usate nelle lattine, poiché inserite a lattina ancora non dotata di coperchio.

Ritratto di Arthur Guinness, birraio che creò la Guinness nel 1759

Storia

Arthur Guinness incominciò a produrre birra a Leixlip per poi trasferirsi alla celebre St. James’s Gate Brewery, a Dublino nel 1759. Tale sito era abbandonato ed affittato a Arthur Guinness per 45 sterline all’anno per un contratto lungo 9000 anni. Per quanto la Guinness sia la birra nera per eccellenza e quantomeno la più conosciuta, il particolare procedimento stout di tostatura non fu inventato da Arthur Guinness, ma è risalente ad almeno 50 anni prima della sua nascita. Il nome Guinness dei primati deriva dalle “Birrerie Guinness”, di cui sir Hugh Beaver, inventore del celebre libro, era amministratore delegato; da molti anni il libro e l’industria non sono più associati, tuttavia i nuovi editori hanno deciso di mantenere il nome per consolidare i legami col passato, mentre le birrerie non hanno protestato perché lo hanno visto come un modo vantaggioso di farsi pubblicità senza essere sponsor del libro[2].

Facciata esterna della St. James’s Gate Brewery, casa della Guinness

Varianti

Guinness da Bar

Per incontrare il gradimento mondiale di tale birra, nel tempo furono create parecchie varianti sia inerenti alla gradazione alcolica sia al tipo di contenitore utilizzato: attualmente la Guinness è distribuita in bottiglia, lattina, fusto domestico o da bar e venduta praticamente in tutto il mondo con gradazioni alcoliche differenti e gusti più o meno amarognoli.

Pubblicità

La Guinness deve gran parte della sua fama ad una serie di pubblicità create da John Gilroy tra il 1930 e il 1940: celebri sono le campagne con gli animali (tucano, leone, struzzo) entrate direttamente nell’iconografia e nella storia della pubblicità, tuttora riconoscibili e utilizzati da gran parte del merchandising della casa irlandese, diventando paradossalmente più famosi del logotipo stesso (un’arpa – in questo caso speculare -, simbolo dell’Irlanda e del Trinity College di Dublino).

I vari motti come ad esempio Lovely Day for a Guinness o Guinness is Good For You, che accompagnavano queste pubblicità, sono anch’essi entrati nella creazione del mito Guinness.

Attualmente gran parte del business è dovuto al licensing e alla vendita di vestiti ed accessori raffiguranti il logotipo della Guinness o delle varie campagne pubblicitarie di John Gilroy. Nel XIX secolo iniziò la campagna pubblicitaria più lunga della sua storia. Essa comportava il gettare delle bottiglie sigillate contenenti documenti nell’Oceano Atlantico. Delle bottiglie si ritrovano ancora oggi nel Texas e nei Paesi dell’America Centrale e Meridionale.

Curiosità

Nei primi anni del Novecento, la Guinness si dotò di un team di ricerca per studiare in modo scientifico i parametri che influenzano la qualità della birra, applicando procedimenti che oggi prendono il nome di controllo di qualità. Un dipendente della Guinness, William Sealy Gosset, laureato in chimica e matematica, si interessò di statistica pubblicando una serie di lavori sotto lo pseudonimo di “A. Student”. In questi lavori egli sviluppò un metodo di confronto fra campioni statistici che viene ampiamente usato ancora oggi in ogni campo, per esempio negli studi clinici di efficacia dei farmaci.

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