Birra: storia

origini della birra

Le origini della birra

Nell’antica Mesopotamia la birra aveva un ruolo centrale nella vita commerciale e nei rituali religiosi. Veniva infatti utilizzata come moneta per il compenso dei lavoratori impegnati nella produzione delle venti varietà di birra vendute nella città di Babilonia (due litri di chiara al giorno), e nel corso dei funerali assumeva la funzione di rituale propiziatorio per celebrare la memoria del defunto e assicurargli, tramite l’offerta del prezioso liquido alle divinità, un sereno riposo.

Diffusa la credenza che la forza e il potere di Ishtar, la dea della vita, traessero alimento proprio dalla birra, il cui valore non poteva essere affievolito neanche dal potente dio del fuoco Nusku. Esemplare un articolo del “Codice di Hammurabi” risalente al 1700 a.c., che prescrive per chi compia il sacrilegio di annacquare la birra prima della vendita, nientemeno che l’annegamento nella stessa.

A Babilonia circolavano birre rosse, chiare, scure, e poi aromatizzate, leggere e forti, e ancora alcuni tipi che non derivavano dall’orzo, bensì da altri tipi di cereali: le kurunnu venivano prodotte con la spelta, un cerale rossastro simile al grano, di colore scuro e sapore forte, mentre le sikaru erano le tradizionali provenienti dall’orzo.

Egizi

Considerata la bevanda del dio Osiride, aveva un forte valore rituale: veniva offerta alla dea Erneunet per propiziare le gravidanze e il dio della scrittura Thout, al quale era donata insieme a frutta e focacce da parte dei bambini. Ma se per i Babilonesi la produzione di birra rappresentava un elemento centrale dell’economia locale, presso gli egizi era semplicemente uno dei tanti prodotti artigianali; in ogni caso, diversi faraoni erano proprietari di fabbriche di birra, come testimonia l’iscrizione funebre rinvenuta su una tomba reale: “Io ero uno che produceva orzo”.

Popolo ebraico

I libri sacri contengono accenni al consumo di birra durante la festa degli Azzimi celebrata in ricordo della fuga dall’Egitto, occasione in cui veniva consumata insieme al pane senza lievito.

Greci

In territorio ellenico la birra non era prodotta, ma consumata in larga misura. I Greci non erano secondi a nessuno riguardo all’importazione della bionda, che raggiungeva il picco massimo durante le feste in onore di Demetra: poteva assentarsi l’orzo in occasione del compleanno della dea delle messi? La ‘zythos’ era di provenienza fenicia e sostituiva ogni altro tipo di bevanda nelle occasioni ufficiali come i giochi olimpici, quando il vino era assolutamente bandito.

Celti

I celti sono noti come gran bevitori di birra e del resto secondo una leggenda il popolo irlandese è nato grazie ai Formoriani, deformi creature rese immortali dalla conoscenza dei segreti della fabbricazione della birra, a quali l’eroe Mag Meld lo ha sottratto. Secondo i racconti di Giulio Cesare, prima di avviare una trattativa, i celti si dedicavano ad una lunga bevuta, attingendo la birra direttamente da un corno.

Medioevo

Nel Medioevo per la prima volta nella storia della birra si sceglie di utilizzare il luppolo in luogo delle altre spezie per aromatizzare la bevanda e si tratta a tutti gli effetti del primo passo verso l’industrializzazione del prodotto, che viene studiato in diverse varianti e non semplicemente prodotto ad imitazione dei precedenti. Il tutto si svolge nei monasteri, dove sono le stesse suore a preparare la birra, per darla in parte ai malati e ai viandanti. In Inghilterra la birra è assurta in breve tempo al rango di bevanda nazionale.

La lunga storia della birra

Dopo gli esordi in cui veniva consumata unicamente nel corso delle feste parrocchiali (al fine di ricavare fondi per la manutenzione delle chiese e dei conventi), ha vissuto un momento di gloria perché l’acqua in epoca medioevale era soggetta ad infezioni e, di converso, la birra durante la preparazione veniva bollita e poi sterilizzata. Era chiamata ‘ale’, in quanto priva di luppolo, in opposizione alle più diffuse varietà con luppolo consumate nel resto dell’Europa, accomunate sotto il nome di ‘beer’.

Nell’anno Mille nel nord Europa prese l’avvio la produzione industriale e in Germania fece la sua comparsa la figura del mastro birraio, mentre la bevanda continuava la sua trionfale avanzata nelle abitudini di consumo di tutto il continente in modo sempre più specializzato, finché nel 1516 l’Editto sulla Purezza ha fissato dei canoni generali a cui attenersi, individuando nell’impiego di malto d’orzo, acqua e luppolo le caratteristiche della birra doc.

Nel 1300 la Gran Bretagna era attraversata da un tessuto di birrerie senza pari, secondo una tradizione di consumo che si è rinnovata fino ai nostri giorni.

Nel 1660 la birra sbarca oltreoceano, portata dai Padri Pellegrini nell’America delle invenzioni che la restituiscono lavorata con il procedimento della bassa fermentazione e pastorizzata a temperature alte.

Nel frattempo in Italia il consumo di birra è cresciuto in modo esponenziale e costante dal Medioevo, soprattutto al Nord, dove le incursioni barbariche dei Lanzichenecchi contribuiscono a diffonderla. La prima fabbrica nasce però relativamente tardi, nel Settecento, a Nizza, che all’epoca era parte dell’Italia, grazie alle scoperte di Lazzaro Spallanzani relative al lievito, elemento necessario per la fermentazione.

In breve il Piemonte si butta nella mischia e ancora più in breve i Savoia, appurate le potenzialità redditizie della bevanda, pensano bene di tassarla, ma questo non ferma la sua diffusione, tanto che nel 1890 si contano già centoquaranta aziende produttrici di birra. In questo periodo la birra ha l’aspetto di un ‘birrone’, una bevanda dal gusto molto forte mischiata con l’acqua e preparata con alta fermentazione. All’inizio del Novecento nascono anche delle fabbriche per la coltivazione dell’orzo da birra, in modo da produrre in proprio le materie prime.

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